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Una biografia di Alex Langer.

Vita transnazionale di un saltatore di muri e costruttore di ponti.

 

La vita del «vulcano Alexander» [1] è stata un viaggio troppo breve ma fervido di incontri, di esperienze e di progetti. I vari termini con cui è stato definito, riprendendo le sue stesse parole, lo dipingono come un irriducibile agente del cambiamento: costruire ponti, saltare muri, tradire la compattezza etnica, portare speranza ( Hoffnungsträger erano chiamati Petra Kelly e i Verdi tedeschi) sono tutti impegni faticosi e gravidi di responsabilità. Difficile riassumere ed esporre in modo organico una così straordinaria energia e una corsa tanto veloce tra persone, luoghi, entusiasmi e delusioni.

Per tracciare il percorso umano e politico di Langer, un ottimo punto di partenza e fonte imprescindibile, oltre al libro di Fabio Levi In viaggio con Alex [2] , è il sito della Fondazione Alexander Langer Stiftung ETS [3] . La sezione «Vita» sul sito [4] contiene il testo autobiografico apparso su Minima personalia , la rubrica pubblicata per la prima volta nel marzo 1986 sulla rivista Belfagor - Rassegna di varia umanità diretta da Carlo Ferdinando Russo. Alex vi si ritrae con sincerità e autoironia: la fatica di essere coerente, la ricerca di relazioni umane autentiche, l'amore per la natura, il rifiuto dei salotti dei potenti. Nella biografia che segue abbiamo dunque attinto anche a questo autoritratto [5] che situa Langer nel suo contesto, ne rivela l'energia e curiosità, la varietà di interessi, l'approccio interdisciplinare che univa la visione umanistica a quella scientifica e politica.

 

Le origini: il Sudtirolo

 

Alexander Langer nasce nel Sudtirolo a Sterzing/Vipiteno [6] (950m., 4mila abitanti), il 22 febbraio del 1946, primogenito (seguiranno Martin e Peter) di Artur, medico viennese di origine ebraica, trasferitosi a Bolzano, e di Elisabeth Kofler, farmacista di Sterzing, antifascista, consigliera comunale: «Una famiglia democratica e borghese, che a casa parla in lingua (tedesca) invece che in dialetto tirolese e nella quale si respira un clima molto rispettoso e tollerante.» Frequenta le scuole elementari in lingua tedesca a Vipiteno e, dal 1956/57, la media e il ginnasio privato, di lingua tedesca, dei padri Francescani di Bolzano, città dove, da pendolare, sperimenta l'essere minoranza di lingua tedesca.

I cortei dei fascisti (Il MSI - Movimento Sociale Italiano manifestava a Bolzano al grido di «Magnago a morte») alimentano in Alex «il fascino della resistenza etnica» - sue parole. Sulla terza pagina del «Dolomiten» apprende i soprusi degli italiani, le promesse non mantenute dallo Stato e come si viveva sotto il fascismo. Si domanda perché la sua famiglia non odii gli italiani e, dopo i primi attentati, avverte una certa differenza di tono tra la madre (più solidale con le ragioni tirolesi) e il padre (preoccupato di possibili rigurgiti nazisti). «Né tutti i tedeschi, né tutti gli italiani sono buoni o cattivi, bisogna distinguere.» spiega la madre: il padre nel 1938, per via delle leggi razziali, era stato licenziato dai fascisti ma erano stati gli italiani a salvargli la vita dopo il 1943.

Alex coltiva l'amore per i viaggi e per la montagna, allargando via via il raggio d'azione dei suoi giri in bicicletta. Dorme negli ostelli, incontra tanti giovani di altri paesi con cui può esprimersi sia in italiano sia in tedesco: «Nessuna delle bandiere che spesso svettano davanti a ostelli o campeggi è la mia.»

Il primo ideale universale che lo conquista ("né giudeo né greco») è quello cristiano tanto da aver accarezzato l'idea di prendere i voti. Lavora in senso ecumenico per il dialogo e la conoscenza reciproca dei vari gruppi, negli anni del Concilio. Si spende «per i poveri» in tante piccole azioni di aiuto e conforto e la San Vincenzo, in quella fase, gli appare più concreta della gioventù comunista.

Insieme a diversi amici decide di affrontare i problemi del Sudtirolo, sperimentando in piccolo la convivenza con il «gruppo misto» di ragazze e ragazzi, di madrelingua tedesca, italiana, ladina: insieme studiano e si impegnano contro gli attentati (ormai di matrice neonazista) e per una giusta riforma dell'autonomia, per un futuro di rispetto e conoscenza reciproca di lingue e culture. Il gruppo è apartitico e tesse rapporti con l'opinione pubblica democratica italiana ed austriaca; ad esso si riferisce anche Lidia Menapace, allora assessora provinciale alla sanità (Dc) con cui Alex viaggia a Roma, a Innsbruck, a Vienna. A metà degli anni '60 comincia a manifestarsi un po' più liberamente il dissenso sudtirolese di lingua tedesca.

In Minima personalia Alex afferma di sentirsi impegnato nello sforzo di «spiegare il Sudtirolo», non solo per coinvolgere alla causa dell'autonomia e della convivenza nella sua terra gli amici democratici, ma anche perché legge nella situazione sudtirolese «una quantità di insegnamenti ed esperienze generalizzabili ben oltre un piccolo «caso» provinciale. […] a volte penso che tanti aspetti del futuro europeo potrebbero essere sperimentati e verificati in corpore vili, con grande profitto.» La sfida è essere minoranza ma senza chiusure e rancore, coltivare le proprie peculiarità senza creare ghetti né sfociare nel razzismo; sperimentare le potenzialità di una convivenza pluri-culturale/etnica; lavorare per la comunicazione inter-comunitaria. Le forze dominanti (Dc, Svp), quanto alla riforma dell'autonomia, preferiranno, però, un accordo tutto diplomatico, di reciproca delimitazione e contrapposizione di gruppi etnici.

 

Firenze, il Sessantotto, i viaggi in Germania, Lotta Continua

 

Dopo la maturità, nel 1963/64, intanto Alex si è trasferito a Firenze dove incontrerà Valeria Malcontenti, sposata nel 1985, e dove frequenta l'ambiente del dissenso cattolico e del dialogo tra cattolici e marxisti. Non perde però i contatti con il Sudtirolo (soprattutto nel '68), nel periodo di deriva terroristica del conflitto etnico: nel 1967, per contrastare il monopolio del quotidiano «Dolomiten», con Siegfried Stuffer e Josef Schmid, fonda il mensile, in tedesco e poi anche in italiano, Die Brücke ("Il ponte") che nel 1969 chiude anche per divergenze interne del comitato redazionale.

Dal febbraio '68 al giugno '72 aveva insegnato a Bolzano e Merano [7] , partecipato a assemblee e allo sciopero dei metalmeccanici del '69. A Firenze aderisce alla F.U.C.I. - Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Nel luglio del '68 si laurea a pieni voti in Giurisprudenza (scelta senza troppa convinzione) con Paolo Barile, con una tesi sull' Autonomia provinciale di Bolzano; nel luglio del '72, si laurea, neanche a dirlo, a pieni voti, in Sociologia a Trento con una tesi scritta insieme con Bruno Lovera sulle classi e le contraddizioni sociali nel Sudtirolo.

Tra i fondamentali incontri fiorentini: Giorgio La Pira, suo professore, padre Ernesto Balducci, che ogni settimana tiene, al «Cenacolo», una lezione sul Concilio, Enriques Agnoletti con la rivista Il Ponte , Giorgio Spini, don Antonio Mazzi e tanti altri: «Imparo ad apprezzare i pregi della democrazia italiana. Vedo i comunisti da vicino, seguo le vicende del dissenso cattolico, vado ai dibattiti, faccio amicizie.» L'incontro più profondo è con Don Milani e la sua scuola di Barbiana che induce Alex a tradurre in tedesco, con Marianne Andre, ebrea austro-boema, Lettera ad una professoressa (pubblicata nel 1970). [8]

Il suo indirizzario si riempie di contatti. Nell'era pre-social network, Alex mantiene vivo il dialogo con bigliettini e cartoline illustrate scelti con cura e corredati di pensieri rapidi ma profondi. [9]

Nell'estate del '68, con amici, aveva visitato la Germania orientale e la Cecoslovacchia, assistendo così all'invasione sovietica. Dopo il servizio militare come artigliere di montagna (1972-3) [10] è borsista in Germania federale e lavora con gli immigrati e i nascenti movimenti di pace e di solidarietà internazionale.

Alla fine del 1970 Langer era entrato in Lotta Continua : collabora al quotidiano di cui è per un breve periodo direttore responsabile e l'esperienza di LC allarga i suoi orizzonti ed esprime la voglia di partecipare direttamente e attivamente a un processo storico ritenuto «promettente, liberatorio, rivoluzionario» ("in parecchi, a Bolzano, sentiamo l'esigenza di legarci a una realtà più grande di noi."). Tra l'altro in LC Alex si dedicò agli «esteri» e contribuì alla formazione del movimento dei «Proletari in divisa» volto a democratizzare le forze armate attraverso proteste non violente e la contestazione dei metodi militari tradizionali. Nel processo di autoscioglimento con altri compagni (tra i quali Enrico Deaglio) propende per un «atterraggio morbido», che rende effettivo il ritiro nell'estate del 1978.

Fin da giovanissimo, scrive molto e più tardi, ormai giornalista professionista, di sé afferma: «Scrivo molto, forse troppo, per svariati giornali e riviste (amo, invece, i giorni senza giornali). Non so dire di no a chi me lo chiede. Così non arrivo mai a scrivere un libro: quello che mi premerebbe tanto, sarebbe un buon libro per capire il Sudtirolo; in versione italiana e tedesca.» Langer crede infatti fortemente nel valore democratico del bilinguismo. Benché formatosi su autori e libri in lingua tedesca, le frequentazioni e gli incontri di Alex Langer sono soprattutto italiani e proprio il forte desiderio di conoscere meglio la realtà del mondo tedesco dall'interno lo aveva spinto via da Firenze per trascorrere un anno a Bonn e viaggiare tra Germania, Austria e Svizzera. Scrive su riviste tedesche, intreccia amicizie e nel suo secondo soggiorno (1973-1975) prende contatti col mondo sindacale e operaio, intellettuale e militante di Germania e Austria. In definitiva, contribuisce alla reciproca conoscenza del mondo tedesco e italiano: «Sul mio ponte si transita in entrambe le direzioni, e sono contento di poter contribuire a far circolare idee e persone."

 

Gli anni '80, i Verdi

 

Eletto in Sudtirolo, il 18 novembre 1978, consigliere regionale della Neue Linke/Nuova Sinistra, in una lista appoggiata dal Partito Radicale [11] , rifiuta la schedatura etnica nominativa al censimento 1981 [12] come migliaia di obiettori tra cui sua madre; perde quindi il posto d'insegnante (restituitogli poi da una sentenza della Corte Costituzionale). Dimessosi per rotazione «linguistica» (dicembre 1981), riprende l'attività di traduttore [13] , viene comandato all'Università di Trento. Nel novembre del 1983 viene rieletto consigliere regionale nella Lista alternativa per l'altro Sudtirolo/Das andere Südtirol, sostenuta dallo scalatore Reinhold Messner, e poi, nell'1988, nella Grüne alternative Liste/Lista Verde Alternativa.

Negli anni '80 è tra i promotori del movimento politico dei Verdi in Italia, come forza innovativa e trasversale, e si propone come mediatore tra loro e i Grünen tedeschi e europei. Dialoga con la sinistra, con l'area radicale, con l'impegno cristiano e religioso, le aree non conformiste ed originali di area conservatrice e a destra, con movimenti estranei alla politica canonica. Nel 1984 tiene a Firenze la relazione introduttiva alla prima assemblea nazionale delle liste verdi e assolve al ruolo di garante per le elezioni parlamentari del 1987 ma risulta minoritaria la sua proposta di «sciogliere le liste verdi» dopo il voto e di non ghettizzare un promettente movimento in un piccolo partito autoreferenziale.

Instancabilmente tesse fili con l'arcipelago delle iniziative civiche e associazioni: tra le altre la «Fiera delle utopie concrete di Città di Castello» [14] , i «Colloqui di Dobbiaco» [15] , la rete «Alleanza per il clima», «S.O.S. Dolomites», «Greenpeace», «WWF», «Legambiente», «Italia Nostra», il «Comitato promotore di un Tribunale internazionale per l'ambiente".

Il suo modo di fare politica sempre più intreccia etica, carità, creatività e «convivialità», per usare una categoria mutuata da Ivan Illich, conosciuto da Langer a Bolzano nel 1985.

 

Gli anni '90, l'europarlamentare, l'"ecopacifismo»

 

Nel 1989 è eletto deputato al Parlamento europeo (circoscrizione Nord-Est); da primo presidente del neo-costituito Gruppo Verde europeo, nel pieno di «tangentopoli», decide di rendere periodicamente pubblici i rendiconti delle sue entrate e uscite. Nella sua instancabile attività, interviene a numerosi incontri e dibattiti, ma evita passerelle e privilegi a cui preferisce i piccoli gruppi di ricerca e con forte impegno etico. Si fa promotore di una conversione ecologica della società, che sia auto-limitazione cosciente, valorizzazione della dimensione locale e comunitaria, convivialità. Pensa a un'Europa federale delle regioni, etica e plurale non solo economica: una casa comune dei popoli fondata sulla pace, sul rispetto delle minoranze e sulla conversione ecologica, capace di superare i nazionalismi e di mediare nei conflitti.

Sostiene movimenti, ONG, la rete nascente delle banche etiche ed iniziative di solidarietà internazionale come la «Campagna Nord-Sud, Biosfera, Sopravvivenza dei popoli, Debito» (1988-1993), un'iniziativa transnazionale volta a denunciare e cancellare il debito finanziario ed ecologico del Sud del mondo, promuovendo una conversione ecologica, stili di vita sobri e la giustizia ambientale. Il Parlamento Europeo approva una sua relazione e risoluzione sul commercio equo e solidale.

Dal Sudtirolo e da Bruxelles è difficile interloquire con la politica italiana. Scrive di attualità su numerosi quotidiani e riviste e dal 1984 al 1995 tiene per la rivista di Francoforte «Kommune» un osservatorio mensile, «Brief aus Italien - Lettera dall'Italia".

Fin da dopo la caduta del muro di Berlino, si impegna fortemente nel contrastare i crescenti nazionalismi e nel sostenere le forze di conciliazione interetnica nei territori dell'ex-Jugoslavia. Dal gennaio '91 è presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con l'Albania, la Bulgaria e la Romania. Nel '92 si candida al senato, in un collegio di Bolzano, ma non è eletto. Nel giugno '94 alle europee è rieletto nella circoscrizione Nord-Est. Autore di diversi rapporti e risoluzioni approvate dal Parlamento, promuove il «Comitato di solidarietà con l'Albania» durante la crisi del Paese e svolge diverse missioni ufficiali da europarlamentare (Sarajevo, Conferenza Helsinki II, Conferenza per la stabilità in Europa, in Israele, Georgia, Egitto, Russia, Brasile, Argentina, Libano, Cipro, Malta).

Il Parlamento Europeo approva una sua relazione e proposta per l'istituzione di un «Tribunale internazionale per i crimini contro l'umanità nell'ex-Jugoslavia» ed una sulle «relazioni Est-Ovest e politica di sicurezza". È membro dell'"European Action Council for Peace in the Balkans» e co-fondatore, con la parlamentare austriaca Marijana Grandits, del «Verona Forum per la pace e la riconciliazione nell'ex-Jugoslavia» uno straordinario tavolo di dialogo per centinaia di militanti della convivenza [16] . Sostiene all'inizio della guerra il «Centro campagna anti-guerra» di Zagabria, il «Centro per la nonviolenza di Ljubljana, il «Centro antiguerra» di Belgrado. Partecipa alle due Carovane di pace verso il Kosovo e nei territori dell'ex-Jugoslavia nel 1991. Dal gennaio 1992 è membro supplente della delegazione del PE per le relazioni con le Repubbliche dell'ex-Jugoslavia. Collabora a gruppi impegnati per la pace per i diritti umani e le minoranze (tra gli altri: Amnesty international», i «Beati costruttori di pace», le «Donne in nero», l'"Associazione per la pace», il «Movimento nonviolento», «Pax Christi», la «F.E.R.L. - federazione europea delle radio libere").

 

Langer, nel suo rinnovato impegno di europarlamentare, continua dunque a guidare le battaglie ambientaliste e per la pace, ma non dimentica l'Italia e riflette sulle vicende politiche italiane. Cuore (25 giugno '94) pubblica la sua provocazione «Voglio quel posto a Botteghe Oscure», in cui, dopo le dimissioni di Achille Occhetto, Langer si propone come leader del Pds appena sconfitto alle elezioni: «Bisogna far intravvedere l'alternativa di una società più equa e più sobria. Compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli. Da molte parti si trovano oggi riserve etiche da mobilitare che non devono restare confinate nelle «chiese», e tantomeno nelle sagrestie di schieramenti e ideologie (…). Un «Papa straniero» può agire con candore, determinazione e libertà inedite (…) Se oggi vi offro di esaminare - nei modi che riterrete più congrui - una mia candidatura alla vostra guida, non lo faccio per presunzione o brama di una poltrona tutt'altro che comoda, ed in ogni caso chiederei un mandato a tempo determinato. Un gesto rivoluzionario del PDS, quale quello di affidarsi a una guida «esterna» (non ostile) per cultura e militanza, […] potrebbe mettere in moto una reazione a catena e restituire a molti tra coloro che oggi si sentono sconfitti e delusi un senso di riscoperta e di nuova motivazione a rimettersi in cammino."

Nel maggio '95 sarà escluso dalla candidatura a Sindaco di Bolzano a causa dei rifiuti di aderire alla schedatura nominativa. Il 26 giugno 1995 si reca a Cannes per portare con altri parlamentari ai capi di stato e di governo il drammatico appello: «L'Europa muore o rinasce a Sarajevo".

 

3 luglio 1995: l'epilogo

 

Poco dopo, il 3 luglio 1995, all'età di 49 anni, decide di lasciare la vita a Pian dei Giullari vicino a Firenze. Riposa nel piccolo cimitero di Telves/Telfes (BZ), accanto ai suoi genitori. 

Qualche anno prima, nel 1992, alla scomparsa in tragiche circostanze di Petra Kelly, la più nota tra i Grünen tedeschi (forse un doppio suicidio con il proprio compagno), così Langer scriveva sul Manifesto : «Forse è troppo arduo essere individualmente degli «Hoffnungsträger», dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l'umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere. Addio, Petra Kelly.» [17]

Certamente, come era sua natura, Langer ha deciso di andarsene «altrove» «Dopo averci a lungo pensato, dopo aver vagliato ogni alternativa possibile.» [18]

Questo il suo commiato dagli amici: «I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. 'Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati'. Anche nell'accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto."

Lidia Menapace, collaboratrice di Langer, in un ricordo pubblicato il 6 luglio 1995 sul Manifesto si interroga sulla morte dell'amico: «Alex - avendo destinato intera la sua vita ad altri - non ha potuto reggere, come ci ha scritto prima di lasciarci: significa che dobbiamo ricostruire vite meno tese, isolate, derise, misconosciute, riscoprire rapporti, relazioni, legami, rispetti, forme decenti di colloquio e di parola. Certamente alcuni fatti recenti lo debbono avere sconvolto, schiantato di un peso non sopportabile: i cancri del nazionalismo, i recinti etnici, lo scivolamento dei potenti verso la guerra, il silenzio dei popoli incattiviti e scontenti e tragicamente distratti. Tutto ciò gli deve essere ricaduto addosso come una scottata definitiva, oltre la quale gli si prospettava solo una grigia prospettiva.» [19]

Il vescovo Loris Capovilla così commentava a caldo la notizia: «Per chi lo ha amato, questa è l'ora del silenzio. Per chi dissentiva dalle sue scelte, è l'ora del discernimento. Per chi crede possibile muoversi verso una convivenza più umana, è l'ora della gratitudine. Alex ha studiato, operato, servito proprio per questo.» Nel 2015, nel presentare il volume di Marco Boato, Alexander Langer. Costruttore di ponti [20] , aggiungerà: «[…] Alex Langer è stato un eccezionale apostolo di verità e di giustizia, di libertà e di amore. L'ho conosciuto, l'ho apprezzato e talora mi pare ancora di sentire la sua voce al telefono, che mi invita ad andare con lui ed altri seminatori di pace a Sarajevo, in momenti ardui, difficili e contrastati. Sì, Alex è stato un uomo vissuto nel servizio: agli altri e in piedi."



[1] Enzo Collotti ha definito Alexander Langer «il vulcano Langer» nel saggio così intitolato, pubblicato sulla rivista culturale Belfagor pochi mesi dopo la morte di Langer (novembre del 1995, fascicolo 6, pp. 743-747).
[2] Fabio Levi In viaggio con Alex. La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995) , Feltrinelli (2007): un itinerario nella vita avventurosa di Langer ma anche nella storia e nei luoghi nevralgici dell'Europa della seconda metà del '900. Di recente ristampato con una nuova postfazione e una bibliografia aggiornata per Silvio Zamorani editore.
[3]Nata nel 1999, la Fondazione↗ ha tra i suoi obiettivi il sostegno, con un annuale Premio Internazionale, a chi contribuisce, con il suo lavoro, a mantenere vivo il pensiero di Alexander Langer e a proseguirne l'impegno e la dedizione all'ambiente.
[4] Oltre alla pagina dedicata all'archivio fisico depositato presso l'Archivio di Stato di Bolzano (appunti, articoli, fotografie, locandine e manifesti, libri, dagli anni del liceo alla morte), il sito della Fondazione Langer è ricchissima di testi nella sezione «Alexander Langer», organizzata in tre parti ("Vita», «Testi e documenti» e «Bibliografia").
[5] Da qui in avanti le citazioni tra virgolette vanno intese come parole di Langer tratte da Minima personalia , su Belfagor , 1986, in assenza di diversa indicazione.
[6] Dirà Langer: «[…] (solo Vipiteno è la "mia città": però l'ho praticamente abbandonata da tanti anni), ma in molte mi capita di sentirmi a casa.» (ibidem)  
[7] «Svolgo con grande impegno e passione il compito di insegnante. In due periodi (1969-72, 1975-78) la scuola mi assorbe con particolare intensità. Insegno filosofia e storia, nei licei classici di lingua tedesca a Bolzano e Merano, in un liceo scientifico della periferia di Roma (XXIII liceo scientifico statale). La mia vita nella scuola non è facile, costellata di trasferimenti punitivi, di note di qualifica con "sufficiente" e "buono», con frequenti interventi repressivi di presidi e provveditori. Mai un appunto sulla qualità della mia preparazione o dell'insegnamento, o un richiamo per scorrettezze disciplinari. Mi si rimprovera di "fare politica" e di non rispettare i ruoli prestabiliti.» (ibidem)
[8] «In passato ho forse imparato di più dai libri. Nei tempi più recenti mi sembra di imparare di più dagli incontri che mi capita di fare. […] Tra le maggiori fortune che mi sono state date in sorte, considero i rapporti con le tante e diverse persone che ho potuto incontrare e conoscere. […] E se può essere emozionante conoscere da vicino Kreisky o Pertini o Gheddafi o Ingrao o Sofri o Illich, non è certo meno gratificante e fonte di arricchimento interiore coltivare amicizie e scambiarsi idee e affetto con chi non scriverà mai sui giornali né vi troverà mai stampato il proprio nome. Posso dire che rifuggendo drasticamente dai salotti e dalle persone che mi cercano in funzione di qualche mio ruolo, vivo come una delle mie maggiori ricchezze gli incontri già familiari o nuovi che siano che la vita mi dona. Vorrei continuare ad apprezzare gli altri ed esserne apprezzato senza secondi fini. Forse anche per questo converrà tenersi lontani da ogni esercizio di potere.» (ibidem).
[9] Un'interessante intervista a Edi Rabini sull'indirizzario di Langer in Una Città: Le estreme dimissioni↗
[10] Langer, dopo aver sperato di evitarlo, presta il servizio militare a oltre 27 anni. Vuole vivere dall'interno la caserma in cui vede un luogo di lotta di classe e di ricomposizione del proletariato. Assolto per insufficienza di prove nel procedimento penale per vilipendio alle forze armate (a causa di una manifestazione antimilitarista), finisce in una caserma punitiva dell'artiglieria di montagna, a Saluzzo: «Mi dà una grande soddisfazione che pochi giorni dopo il congedo (settembre 1973, dopo il golpe di Pinochet) un buon nucleo del nostro contingente si ritrovi davanti alla caserma per una manifestazione.» ( Minima personalia )
[11] Langer non sarà mai iscritto al Partito Radicale: «… non mi pento di un rapporto fatto di autonomia e reciprocità: con radici proprie e forza sufficiente da resistere a strumentalizzazioni unilaterali.» (ibidem)
[12] Il cosiddetto «censimento linguistico» (iscrizione nominativa obbligatoria in uno dei tre gruppi etnici riconosciuti, tedesco, italiano e ladino) gli appare uno strumento di separazione e di contrapposizione etnica: un'operazione di razzismo legale che le cosiddette forze democratiche in Italia (tutte, dal PCI al PLI) e in Austria consentono, in nome della ragion di stato, accettandola soluzione voluta dalla «Volkspartei». Per lui il catasto etnico è «un sistema interamente basato sulla nitida delimitazione tra blocchi etnici», il «più grave attentato alla democrazia», il «più grave avvelenamento dei rapporti inter-etnici nel Sudtirolo dall'accordo Hitler-Mussolini e le 'opzioni' dal 1939 in poi.» Le «gabbie etniche» richiamano a Langer il processo che ha portato al muro tra le due Germanie: la «striscia della morte» e una «cortina di ferro» a dividere tra «noi» e «loro». Un divide et impera , a ognuno il suo recinto etnico con relativi capi.
[13] «Ho avuto la fortuna di svolgere, nel corso del tempo, attività e mestieri abbastanza diversi, e di non identificarmi con alcuni di essi al punto da assumere il ruolo e di dover pensare di continuarlo per sempre. E sono contento di possedere una carta di riserva che già varie volte mi è tornata utile anche per campare: traduco (volentieri), il che non è altro che un aspetto di quell'attività di ponte tra mondo tedesco e italiano cui non potrò più sfuggire.» (ibidem)
[14] Nata nel 1988 su impulso di Alexander Langer, la manifestazione si è tenuta per decenni, principalmente a Città di Castello (PG), come laboratorio di esperienze orientato alla conversione ecologica dell'economia e della società. Ha cessato la sua attività il 31 dicembre 2024. 
[15] Nati nel 1985 su iniziativa di Hans Glauber questi incontri si svolgono a Toblach/Dobbiaco (BZ) nel mese di settembre; tuttora riuniscono esperti, attivisti, giornalisti ed economisti per discutere di ecologia, transizione energetica, etica e sfide globali. Kurzentrum Toblach↗.
[16] Iniziative ispirate al Verona Forum continuano a svolgersi per opera del Movimento Nonviolento , della Fondazione Toniolo e di altre associazioni affini: recentemente il convegno Alexander Langer, facitore di pace Verona, 30 gennaio - 1° febbraio 2026. Il volume Fare la pace. Scritti su «Azione nonviolenta» 1984-1995 (a cura di Mao Valpiana) raccoglie gli scritti di Langer sul tema, edizioni Cierre, ripubblicato nel 2017.
[17] Già nel 1978 al funerale dell'amico e poeta «maledetto» sudtirolese Norbert C. Kaser, autodistruttosi, Langer aveva parlato di sentimenti di disperazione e impotenza che uccidono.
[18] In Marco Boato Le parole del commiato. Alexander Langer dieci anni dopo, poesie - articoli - testimonianze stampato da Verdi del Trentino: Verdi del Trentino↗
[19]&& * * Lidia Menapace, Un albicocco per risvegliarci (Il Manifesto, 06/07/1995) il manifesto↗
[20] Pubblicato a Brescia de La Scuola nel 2015, il volume di Marco Boato, specificamente rivolto al mondo della scuola, è ripubblicato da Morcelliana, Brescia, 2023.
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