FNISM Torino in collaborazione con AIIG Piemonte e CIDI Torino

organizza e presenta alcuni incontri sul tema

GEOPOLITICA E GEOECONOMIA DEL MONDO ATTUALE

Contenuti e proposte didattiche di Ferruccio Nano e Carlo Palumbo

Sede: CESEDI

Giovedì 27 ottobre 2022 ore 15.30-18

Opportunità e rischi della globalizzazione: crescita economica dei Paesi in via di sviluppo, disuguaglianze mondiali e nazionali, crisi del sistema ecologico, costi per la democrazia

Giovedì 10 novembre 2022 ore 15.30-18

Il ruolo dell’Unione europea oggi: potenza economica e nano geopolitico, leader nell’economia green col PNRR

Giovedì 24 novembre 2022 ore 15.30-18

Sfruttamento delle risorse naturali e sostenibilità, con focus sulle Terre rare e il gas naturale

Giovedì 10 dicembre 2022 ore 15.30-18

Geopolitica, conflitti e relazioni strategiche nel mondo globalizzato

 

Premesse al progetto di corso

1. Insegnare e comprendere il mondo attuale

 

La geopolitica e la geoeconomia del mondo attuale solo occasionalmente o in pochi indirizzi scolastici entrano nella scuola e sono oggetto di studio per i nostri studenti. Eppure una riflessione scientifica sulle vicende che attraversano il nostro tempo potrebbe costituire un’occasione fondamentale per costruire una coscienza critica diffusa e una cittadinanza consapevole tra i giovani.        Manca a tutt’oggi una visione condivisa e una professionalità competente tra gli insegnanti, che raramente hanno avuto una specifica formazione universitaria su questi argomenti, su ciò che può essere insegnato, sulla periodizzazione e sulla presentazione geografica dei fenomeni suindicati, sulle interpretazioni complessive, mentre troppi argomenti sono trattati utilizzando conoscenze occasionali o sotto l’effetto dell’impatto della comunicazione di massa onnipresente e pervasiva.

Possiamo accogliere come punto di riferimento per il nostro lavoro l’affermazione di Barraclough, An Introduction to ContemporaryHistory (1964), secondo cui La storia contemporanea ha inizio quando i problemi che sono attuali nel mondo moderno assumono per la prima volta una chiara fisionomia. Si tratterebbe quindi di partire dal presente e dai suoi caratteri di fondo per risalire indietro nel tempo fino a ritrovare le radici del presente come lo viviamo in modo distinto dalle epoche precedenti. Mentre secondo Luciano Canfora “la geografia è forse la disciplina più importante per chi non voglia vivere rinserrato nella sua dimora ma comprendere il mondo in cui si trova”; così Barack Obama, che nel 2012 disse :«Lo studio della geografia permette di comprendere la complessità del nostro mondo, apprezzare la diversità delle culture che esiste attraverso i continenti. Alla fine, si tratta di utilizzare tutta quella conoscenza per aiutare a colmare le divisioni e unire le persone”.

Un punto di vista interessante per affrontare i temi del nostro presente è inoltre quello proposto da una disciplina di confine come la Geopolitica. Secondo Manlio Graziano, Geopolitica. Orientarsi nel grande disordine mondiale (2019): la geopolitica (…) si limita a servirsi dei dati fattuali della realtà e a farne il centro dell’indagine politica, mettendoli in un ordine tale da renderli significativi, in modo da offrire - almeno nelle ambizioni - una chiave per capire meglio come funziona il mondo in cui si vive (…) condizione necessaria per poterlo cambiare. Rientrano tra gli oggetti dell’indagine geopolitica: la geografia dinamica, il clima e le frontiere; la demografia e i movimenti migratori; lo Stato, la nazione e l’identità nazionale; la Democrazia e le sue negazioni, il suffragio universale; la politica internazionale, la guerra, lo sviluppo ineguale; gli attori non statali, compreso il terrorismo; il ruolo delle ideologie.

 

2.Problematizzare per comprendere

La didattica del mondo attuale ha incontrato, negli ultimi anni, il paradigma metodologico delle competenze, che ha sostituito, nel linguaggio e nei contenuti, altri modelli di insegnamento del passato. Tuttavia ci sembra poco produttivo appiattirsi sulle elaborazioni più recenti, troppo spesso subordinate alle mode culturali o politiche occasionali, provvisorie e contraddittorie, e preferiamo rinviare ad alcuni classici del pensiero educativo. La proposta serve a dare profondità storica alla riflessione degli insegnanti e a mettere radici in un momento di particolare vivacità della ricerca pedagogica e didattica.

Richard C. Phillips, già in Apprendimento e pensiero nelle discipline storiche e geografiche (1982), affronta i problemi posti dall’insegnamento dei social studies nell’ambito della cultura anglosassone, a partire dalle trasformazioni della società contemporanea, caratterizzata dall’aumento della complessità e dei conflitti, da fenomeni apparentemente opposti come globalizzazione e chiusure nazionalistiche. L’autore costruisce la sua analisi, che si muove sulla specifica dimensione logica e psicologica, sul rapporto tra intuizione, percezione, fatti e apprendimento e sugli elementi e sui processi che caratterizzano il pensiero e il suo sviluppo. La formazione dei concetti, i procedimenti di generalizzazione negli studi sociali e lo sviluppo delle abilità di pensiero e delle argomentazioni logiche sono lo scopo del rapporto di insegnamento/apprendimento degli studi sociali. Il saggio si conclude con le indicazioni che riguardano le condizioni in classe per lo sviluppo del pensiero, la costruzione di un curricolo di studi sociali e i problemi connessi alla valutazione dei comportamenti e della maturazione degli studenti.

Il lavoro dell’insegnante può anche partire dai modelli intuitivi e spontanei utilizzati dai propri allievi, ma con l’obiettivo di smontarli e di evidenziare i meccanismi di manipolazione su informazioni e giudizi. Si tratta cioè di rendere evidenti i limiti di modelli dicotomici buono-cattivo, civile-incivile, amico-nemico, particolarmente utilizzati dalla comunicazione di massa, spesso anche da quella politica di oggi, ma anche in percorsi educativi con finalità etico-civili di per sé positivi. Quando non riusciamo a costruire questa competenza, rischiamo di trovarci di fronte ad una regressione nella comprensione dei fatti umani. L'insegnamento del tempo presente (e di ogni tempo), è quindi educazione alla comprensione della complessità del reale, sviluppo di capacità critiche per la lettura del presente. E’ necessario, però, arricchire l’esperienza del rapporto di insegnamento-apprendimento attraverso alcuni accorgimenti: sono poco utili gli elenchi di cause senza fornire anche gerarchie e rapporti reciproci; gli eventi recenti hanno bisogno di acquistare profondità, devono essere cioè inseriti in contesti temporali e spaziali che permettano di coglierne il senso; le spiegazioni non possono essere collocate all’interno di logiche deterministiche e lineari basate sul rapporto causa-effetto.

3.Proposte didattiche concrete in ognuno dei quattro interventi

E’ nostra intenzione offrire ai colleghi e uditori proposte didattiche che permettano di utilizzare in classe i contenuti. Pensiamo ad attività con livelli differenti di complessità, che vanno dalla comprensione dei contenuti, alla rielaborazione delle conoscenze al fine di costruire le competenze, all’attività di flippedclassroom, simulazione, a compiti di realtà, all’utilizzo e rielaborazione di big data.