Ma quale Islam?

 

I problemi posti dalla richiesta di introdurre a scuola l’ora di religione islamica avanzata da membri della Consulta islamica e appoggiata da esponenti della gerarchia cattolica, rilegittima surrettiziamente l’insegnamento delle religioni a scuola. Di conseguenza, ci richiama alla necessità di salvaguardare la laicità delle istituzioni nei confronti di ogni tipo di ingerenze che interferiscano con gli spazi pubblici di cittadinanza.

E’ un’ingerenza l’esposizione del crocifisso nelle scuole o nei tribunali, è un’ingerenza il provvedimento salvifico con cui lo stato italiano assume gli insegnanti di religione cattolica scaricati dalla curia.

Altro è la libertà individuale di fare scelte religiose e di esternarle –nel rispetto degli altri- altro è il dovere dello stato di garantire spazi di libertà per tutti, all’insegna della parità di trattamento, senza pregiudizi negativi ma anche senza privilegi in nome della religione.

Crediamo che la scuola possa e debba occuparsi di religione ma dal punto di vista storico, culturale, antropologico, che sono i terreni che le competono: altri sono i luoghi dell’insegnamento dottrinale.

La scuola di uno stato laico rispetta il pluralismo delle scelte dei suoi cittadini, religiosi e laici, e si costituisce come terreno di confronto e di dialogo tra differenze cui si riconosce pari dignità.

E’ un cammino difficile su cui la nostra scuola si sta esercitando anche sulla spinta della presenza di studenti di differenti etnie, culture e religioni ed ha bisogno di strumenti nuovi per gestire la complessità di questa situazione più che della riproposta di strumenti vecchi e ormai superati come sono stati il concordato e l’intesa con la chiesa cattolica.

Del resto dell’inserimento dell’ora di religione islamica vediamo anche le numerose contraddizioni:

sarebbe inserita come ora facoltativa-obbligatoria con valutazione riportata nella scheda degli studenti o rientrerebbe nell’ambito delle opzionalità oppure troverebbe posto nella fumosa area delle discipline alternative all’IRC, generalmente non attivate per evitare spiacevoli concorrenze?

E per frequentarla bisognerà essere musulmani dichiarati o potrnno frequentarla anche studenti cattolici o laici alla ricerca di un supplemento di informazioni sul terreno religioso, ormai area di scontro assai più che di confronto?

E come la mettiamo con le non sottili distinzioni tra l’islam mistico dei sufi e quello laico tunisino, tra l’islam radicale wahabita e quello terroristico di Bin Laden? La pluralità delle interpretazioni coraniche ha finora impedito un accordo bloccando anche la possibilità di un’intesa con lo stato italiano.

E in una scuola che diventi luogo di educazione all’insegna “delle” religioni, chi difenderà i diritti degli studenti ad essere protetti da forme di indottrinamento ed educati al dialogo “in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra tutti i popoli, di pace e di fraternità universale..” come ci ricorda anche la Dichiarazione di Ginevra dei Diritti del Fanciullo?